Pur non essendo nostra intenzione di scrivere da storici sulla nascita del Quartiere di Catanzaro Lido, sorto spontaneamente attorno alla fine del 1600, vogliamo delineare una breve e, a volte, personale interpretazione della storia dello stesso, fin da quando era un semplice approdo per i pescatori della zona del golfo di Squillace che, colti di sorpresa dal tempo e dal mare inclemente, trovavano rifugio nelle lande acquitrinose poste tra i corsi d'acqua del Corace e dell'Alli che delimitavano, a sud, la parte territoriale della Città di Catanzaro.
Nel periodo pre-greco l'area dell'attuale quartiere di Catanzaro Lido era denominata Crotala, in quanto attraversata dal Crotalo, l'attuale torrente Corace, in seguito con la colonizzazione greca fu inglobata nell'area dell'antica Scolacium.
In seguito alle incursioni Turche, la popolazione fu costretta a rifugiarsi sulle alture retrostanti dello Zarapotamo (dove attualmente è situato il quartiere Santa Maria) e del Trivonà su cui poco tempo dopo sorse Catanzaro.
Agli inizi del XII secolo, periodo in cui la costa divenne più sicura, intere famiglie di pescatori provenienti da Catanzaro, trovarono la loro sistemazione definitiva nel "villaggio marina", dando il via ad un lento e continuo ripopolamento dell'area.
Certo che l'esistenza nella zona di diversi casolari, ove abitualmente dimoravano gli "omini delle campagne" dei signori proprietari delle terre, i quali possedevano anche le loro abitazioni, che in alcuni casi non avevano nulla da invidiare alle residenze cittadine, nonché di una torre di guardia, posta dagli Spagnoli a difesa della costa, creavano tutti quei requisiti di riparo ai pescatori che si trovavano lontani dalle proprie abitazioni.
Significativo quanto l'abate Denon di Saint-Non, riferisce, nel 1778, in una sua cronaca: "Il letto del fiume (torrente Fiumarella) è bordato di casini e freschi giardini pieni di aranci e gelsi mori".
E' da ritenere, perciò, che gli abitanti del nascente "Villaggio" (il 29 marzo 1852 fu elevato da "case sparse" a "villaggio") siano stati in parte provenienti dai vari centri della costa, cosa questa che ha creato, nel tempo, quella distinzione di usi e tradizioni tra i dimoranti del Quartiere e quelli del centro della Città.
Sicuramente, ed è storicamente provato, il territorio della Marina fu sempre al centro di tutti quei movimenti di avvicinamento, di transito e di accerchiamento cui fu soggetta la "nobile" città di Catanzaro.
Il suo territorio vide transitare, infatti, quei personaggi che, nel bene e nel male, hanno creato o contribuito a creare, in parte, la storia di Catanzaro: dal Centelles, il famigerato Conte (1457), a Carlo di Borbone, dal Card.
Fabrizio Ruffo, nella sua avanzata alla riconquista del regno di Napoli, a Giuseppe Garibaldi e per ultimo, nei tempi a noi più vicini, Mussolini, in uno dei consueti viaggi propagandistici di regime.
A proposito dell'Eroe dei due mondi, si narra che nel 1870, nel settecentesco Palazzo Raffaelli, Garibaldi intervenne ad una festa di carnevale alla quale avevano aderito i nobili catanzaresi ed anche alcuni personaggi della emergente borghesia. Garibaldi farà visita poi al borgo, ancora nel 1882, giungendovi in treno, durante il suo viaggio verso la Sicilia, dove si recava in occasione del VI centenario dei Vespri Siciliani (1282).
Si sa che, in quasi tutti i tempi, la edificazione e la formazione di agglomerati edilizi e la costituzione di centri abitativi, si realizzò, sempre, attorno alla sede del "signore", del feudatario o attorno al luogo di culto.
A Marina non essendoci la residenza del "signore", né del feudatario, la forza catalizzante venne realizzata dalla Chiesetta, realizzata nel 1623 dal patrizio catanzarese Giovan Alberto De Paula, che nel tempo assumerà sempre maggiore potere aggregante e che sarà dedicata a S. Maria di Porto Salvo, patrona dei marinai, quasi a rendere conferma sulle origini del borgo.
Storicamente si ha notizia che nel XVII secolo era stata aperta al culto una cappella intitolata alla Madonna di Porto Salvo e che, con il riordino degli Enti Ecclesiastici, dopo il sisma del 1783, venne autorizzata l'apertura di una Chiesetta - auspice De Cumis - in una sede di fortuna e nel 1832 in un piccolo edificio costruito a cura del Comune.
Questa Chiesa fu elevata a Parrocchia nel 1889. Certo è, però, che con l'ammasso di derrate agricole e con qualche modesta attività commerciale ebbe inizio la vita del quartiere al quale inizialmente fu dato il nome di "I fondachi".
Questa denominazione fu mantenuta e riconosciuta anche nel 1808 quando fu istituita una fiera con tale nome.
Ma è dal mare che giunse, forse, quella forza fondamentale di sviluppo commerciale assunto dal Quartiere nel periodo pre e post-unitario; questo sicuramente avvenne quando il deputato Filippo Marincola di S. Floro, nel 1870, ottenne dal governo la possibilità di fare approdare piroscafi postali aggiungendovi a questi la presenza di una dogana di II classe e di una botte d'ormeggio per piroscafi ed una banchina di approdo realizzata su putrelle in ferro (1911), ancora oggi esistenti e visibili sui fondali per chi volesse tentare qualche immersione.
E' da dire, anche, che il Consiglio di Ammiragliato e la direzione delle opere pubbliche, fra il luglio 1848 e l'agosto 1857, spesero per la Marina 3.204 ducati per l'allestimento di 4 botti di ormeggio.
Tuttavia la vita e la popolazione avranno un sensibile aumento solo nel nostro secolo. Basta pensare che oltre al servizio di corse settimanali di piroscafi che trasportavano prodotti da e a Catanzaro, verranno insediate diverse fabbriche per olio sulfureo (Olearia, Gaslini, Saic) e per il tannino (Ledoga), un confettificio (Confetturificio Meridionale Angelo Villani &C), un biscottificio ed una discreta flotta di pescherecci, che portarono un certo benessere economico, non solo nel quartiere. Ma le strutture commerciali più consistenti, sicuramente, erano da considerare i depositi degli oli che facevano confluire verso l'allora Villaggio Marina gran parte della produzione olearia del distretto e della costiera jonica.
La vita di Marina, che nel 1871 contava circa duemila anime, in prevalenza pescatori e contadini, verrà alimentata nel periodo post-unitario dalla designazione della zona a sede dello scalo ferroviario, che, nel mentre faceva aumentare speranze circa il futuro commerciale del luogo, innescava quel senso di invidia da parte dell'Amministrazione della Città che determinava, nel 1872, le lamentele al Governo centrale del sindaco del tempo, il senatore Giuseppe Rossi, che vedeva esclusa Catanzaro dalle grandi linee di comunicazione quasi che la Marina fosse o appartenesse ad un'altra Entità locale.
L'abitato, all'epoca, si presentava come un "agglomerato di case sparse" con una irregolarità delle strade che mancando della necessaria pendenza, per un naturale deflusso delle acque piovane e delle inondazioni dei limitrofi corsi d'acqua del Corace e della Fiumarella, producevano la stagnazione di acque e liquami che erano causa di "febbri intermittenti" tipiche delle zone malariche.
Ma pur in queste condizioni di eterna precarietà, dal lato della sicurezza ed anche da quello igienico, il Quartiere resistette ed aspirò sempre ad essere la zona marina della Città. E a frenare queste aspirazioni non servì neanche la lunga vertenza tra il Comune e la baronessa Elisa Marincola che accampava dei diritti su gran parte del Villaggio.
Tra il 1875 e il 1878 chiusa la vertenza si diede inizio alla bonifica della zona e alla regolamentazione delle strade partendo dall'antica Via Chiubica che assunse il nome bene augurante di Corso Progresso.
Purtroppo questa regolamentazione delle vie di comunicazione: la linea ferrovia da Reggio Calabria a Taranto e la strada provinciale che da Soverato portava a Crotone, delimitarono lo sviluppo espansivo dell'abitato, spingendolo ad assestarsi in quella stretta porzione di terra posta tra la ferrovia e la strada rotabile. Verso la fine del secolo scorso, però, il completamento della linea ferroviaria tirrenica sposterà l'asse di percorrenza preferenziale per la Sicilia e creerà un progressivo decadimento del ruolo commerciale della Marina.
La persistente e testarda volontà degli Amministratori cittadini ad indirizzare la programmazione espansionistica, sempre, verso la parte alta del Comune a discapito di quella parte posta a Sud, spinsero i dimoranti della parte bassa della Città, a svolgere delle reiterate manifestazioni di "distacco" già nel 1922, durante il sindacato Jannone.
Questi iniziali rigurgiti secessionistici furono fatti fallire dall'allora nascente Partito Nazionale Fascista che aveva intravisto la possibilità, nel quartiere, della comparsa di una nuova forma di sviluppo industriale.
Caduto il fascismo, all'alba della democratica Repubblica, nelle elezioni del 7 aprile 1946 Catanzaro Marina, con una lista civica, che fondava il suo programma sulla autonomia della "Marina", espresse tre seggi e così avverrà in seguito anche se con la variazione del numero degli eletti locali.
Tra la Città e la Marina si venne a creare nel tempo un "amore odio", un "amore invidia". Amore odio perché, anche se concittadini della stessa realtà urbana, le due popolazioni (quella marinara e quella della Città alta) hanno dimostrato sempre diversità di intenti e di una certa prevaricazione della parte "nobile" della Città che ha sempre preteso una forma di subordinazione non solo amministrativa dei "marinoti".
Amore invidia perché, quando se ne è presentata l'occasione, nulla ha fatto l'Amministrazione centrale per sviluppare e mantenere in vita quanto stava nascendo nel Quartiere. Perché, nonostante gli evidenti vantaggi ubicazionali, della possibilità di crescita verso la pianura, verso il mare, l'élite dominante degli Amministratori catanzaresi ha continuato imperterrita ad indirizzare l'espansione della Città verso il nord, sulle colline, verso la montagna.
Catanzaro, esaurita la sua funzione di fortezza medievale, avrebbe dovuto avere uno sfogo naturale verso il mare; i reggitori di Palazzo De Nobili, però, titubando, spesso, giocando al tiro alla fune, fecero, invece, "soffrire" la Città, optando il più delle volte verso la parte alta della stessa o, quel che è peggio, verso le alte sponde dei limitrofi burroni del Musofalo e della Fiumarella, per interessi personali più che della cittadina.
"Certamente - scriveva Vittorio Colosimo su "Il Potere" (1909) - se fossimo potuti salire a un mezzo secolo addietro, allorquando non si erano spese le ingenti somme accorse dal tempo del Risorgimento ad oggi, la Città avrebbe dovuto sorgere nella Marina, ed ogni ampliamento sarebbesi dovuto eseguire là..."
Le ragioni di questo puntiglioso e antistorico indirizzo sviluppativo verso il nord non ha avuto sempre ragioni serie ed oggettive di necessità ma, il più delle volte, per non dire sempre, sono state generate da interessi economici dei ceti dominanti.
Lo slittamento a sud della Città è stato sempre rallentato dalla mancanza di creazione di servizi che testardamente sono stati sempre contenuti nella parte "storica" del territorio urbano, il più delle volte, anche, in locali angusti e privi di ogni elemento qualificante di ufficio pubblico.
E quando, recentemente, si è dato il via alla ubicazione nella zona sud di una parte di uffici, facilmente accessibili per i cittadini, allora è venuta fuori nuovamente la mentalità accentrativa dei catanzaresi.
Eppure negli anni '60 il quartiere era stato nobilitato nel nome di "Lido di Catanzaro" che lasciava intravedere la volontà espansionistica verso il mare come elemento di politica "turistica". Ma il turismo per attuarlo bisogna viverlo e dare la possibilità con i fatti, con le attrezzature, con tutte quelle necessarie azioni che unitariamente riescono a convogliare non solo i locali, ma, principalmente le masse turistiche esterne.
La Marina era, specialmente, all'inizio del nostro secolo, luogo balneare per gran parte dei cittadini catanzaresi ed anche per quelli delle cittadine limitrofe.
A Marina, è vero, il primo ristorante sorse nel 1874, ma già nel 1845 era evidente la vocazione turistica allorché il villaggio era dotato di tre stabilimenti balneari, grosse costruzioni di legno che iniziando dall'arenile finivano su delle palafitte infisse nella battigia.
I gestori erano: Fortunato Nalini, Antonio Squillace, noto con il nome di "'u tenenticchiu", Eugenia Greco, la popolare "Geniuzza" moglie di "mastru Gori". La prima realizzazione dei lidi è da fare risalire ad un certo Giovanni Miriello, detto "'u scuparu" e alla di lui moglie Caterina.
Quando il Miriello morì, l'eredità passò alla figlia che sposò un calzolaio militare di Verona, Fortunato Nalini; questi per la sua abilità fece fruttare l'iniziativa anzi riuscì a sbaragliare la concorrenza che al tempo era costituita da Filippo Miriello, fratello di Giovanni, che era in società con un certo Salvatore Ruffo detto "Pittinicchiu". Successivamente nacquero gli stabilimenti di Eugenia Squillace e Antonio Squillace. I "signori Amministratori" hanno dato un nome nuovo ad un quartiere logoro e vetusto le cui attrezzature turistiche sono simili a quelle di inizio secolo; i signori hanno preferito creare attrazioni turistiche nell'interland dove hanno ubicato anche le proprie dimore.
Dopo l'ultimo conflitto bellico, all'aumento demografico, però, non corrispose l'aumento economico, anzi quelle piccole industrie man mano scomparvero. Nel 1961, con l'arrivo dei Frati Minori, si venne a creare una nuova Parrocchia - del Sacro Cuore - a Casciolino, identificandosi con tale territorio tutta la zona al di là della Fiumarella verso Crotone, che permetteva lo sfogo urbanistico del Quartiere: si incrementò la zona di Frasso e si creò l'agglomerato caotico di Giovino; una terza Parrocchia di S. Anna, nella parte alta del quartiere, verso Catanzaro, si identificava con la zona che va dalla stazione dell'Ente Ferrovia verso il quartiere di Santa Maria. Tutto questo, dimostrava e dimostra la volontà, anche dei dimoranti, ad allontanarsi sempre più dal centro storico, ripagando così la Città con la stessa moneta.
Prima di concludere questa breve storia del Quartiere vogliamo riportare quanto nel tempo è stato scritto su Catanzaro Lido, l'antica e mai dimenticata Marina.
"...graziosa è la postura di Catanzaro; e salubre per lo più è l'aria che vi si respira. Una delle contrade più belle è certamente la sua Marina. Questa contrada forma un piccol Villaggio, che è luogo di diporto pé i catanzaresi nella ridente stagione di primavera. Ivi sono vaste, comode e piacevoli casine, fabbricate per la più parte con i mattoni del tempio della Roccella.
In continuazione è l'altra contrada denominata Casciolino, dove vi sono anche rinvenuti sepolcri, vestigi di acquedotti e altri oggetti antichi" (Eugenio Arnoni - 1874 - da "La Calabria Illustrata")
"E nelle notti tempestose... udiamo la voce del mare che intona la nenia alle seppellite città della Magna Grecia" (Carlo De Nobili - 1907)
"Certamente se fossimo potuti salire a un mezzo secolo indietro, allorquando non si erano spese le ingenti somme accorse dal tempo del Risorgimento ad oggi, la Città avrebbe dovuto sorgere nella Marina, ed ogni ampliamento sarebbesi dovuto eseguire là. Marina, in pianura, posta all'incontro due linee ferroviarie, col suo pontile d'imbarco, progredirà rapidamente... Catanzaro, è oggi, una Città di consumo.
La sua vitalità, effimera, è specialmente prodotta dagli innumerevoli uffici, che non vi saranno eterni." (Vittorio Colosimo, da "Il Potere", 1909)
"Esistono stabilimenti per l'estrazione dell'olio dalle ulive e il trattamento delle sanze che producono olio di solfuro o lavato.
Fra i più importanti.... uno a Catanzaro Marina; quivi è anche una raffineria di olio e lavorazione di sottoprodotti" (Salvatore Pagano - 1926 - da "Terra di Calabria")
"Sul mar Jonio, tra gli agrumi, con buona spiaggia attrezzata è un bel lungomare. Notevole centro industriale... lavorazione delle sanse e raffinatura dell'olio." (Franco Monaco - 1957 - da "Guida autoturistica delle Calabrie")
"Nulla si è fatto per il "nobilitato quartiere Lido" ed oggi che sembra intravedersi una volontà di indirizzo verso la zona sud della Città questa è dovuta non solo alla volontà ma alla necessità non essendoci più territorio comunale da sfruttare verso l'alto dove, ironia del destino si è anche creato una Catanzaro Due in territorio di altro Comune..." Francesco Tigani Sava - 1984 - "Storia di un Villaggio: Marina di Catanzaro"
Bibliografia
Eugenio Arnoni -" La Calabria Illustrata" - 1874
Salvatore Pagano - "Terra di Calabria" - 1926
Franco Monaco - "Guida autoturistica delle Calabrie" - 1957
Vittorio Colosimo - "Il Potere" - 1909
Angelo Di Lieto - " Il bosco delle immagini ritrovate" - 1998
Francesco Tigani Sava - "Storia di un Villaggio: Marina di Catanzaro" - 1984
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