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magna_graecia “Magna Graecia. Archeologia di un sapere” è la mostra che si terrà a Catanzaro, nel Complesso Monumentale di San Giovanni, dal 19 giugno 2011 al 30 ottobre 2011.

La mostra è promossa dall’Università Magna Graecia di Catanzaro con il sostegno della Regione Calabria; è a cura di Salvatore Settis con il coordinamento scientifico di Maria Cecilia Parra ed è realizzata secondo il progetto scientifico della Scuola Normale Superiore di Pisa, in collaborazione con Electa.

Attraverso un percorso tra materiali di straordinario valore storico-artistico e documentario, la mostra è un viaggio nella storia della civiltà greca d’Occidente e nel passato prossimo della sua riscoperta dall’età illuminista in poi: un viaggio che, partendo dalla cultura greca, permette di ricostruire le origini del sapere di oggi.

“Magna Graecia. Archeologia di un sapere” è un evento di richiamo nazionale e internazionale, che, supportato dal contributo di tutte le Soprintendenze archeologiche dell’Italia meridionale, nella terra dove sono nate alcune tra le scuole artistiche più importanti del mondo greco e dove la scuola di Pitagora ha concepito il numero e ha individuato le relazioni aritmetico-geometriche insite nella natura, contribuisce a individuare le ragioni profonde della cultura e del pensiero scientifico contemporaneo.

N mostra_magna_grecia_catanzaro on a caso, dunque, la mostra è stata voluta dall’Università Magna Graecia di Catanzaro, dove, nel nuovissimo Campus di Germaneto, in un territorio denso di testimonianze storiche e culturali, la ricerca oggi si muove sul livello dell’eccellenza nel settore delle nanotecnologie e della bioinformatica applicate alla oncologia, grazie al lavoro di alcuni tra i più grandi esperti nel panorama internazionale.

Il progetto, nato sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Ministero della Pubblica Istruzione, è un’importante testimonianza della felice e inedita collaborazione stabilitasi tra l’Università di Catanzaro, la Regione Calabria, la Direzione Regionale ai Beni Culturali, la Soprintendenza Archeologica della Calabria e il Comune di Catanzaro.

Più di 800 reperti esposti, tra i quali vasi, statuette in terracotta, rare sculture in marmo, utensili, oreficeria, corredi funerari, iscrizioni, libri antichi, incisioni e quadri provenienti dai principali musei archeologici dell’Italia meridionale e d’Europa, testimonieranno le tappe fondamentali nei ritrovamenti e negli studi che ci hanno permesso di conoscere la civiltà della Magna Grecia, dal rinvenimento delle tavole bronzee di Eraclea fino ad oggi. E proprio la ricostruzione della storia della ricerca archeologica costituiscono il nuovo elemento metodologico dell’esposizione, che pur si sviluppa lungo un ordine cronologico delle sezioni - l’inizio della storia, i fondatori, la Magna Grecia oggi - sulla traccia della storia della ricerca delle rovine del Mezzogiorno d’Italia, per cui si deve molto agli archeologi Paolo Orsi, Quintino Quagliati e Umberto Zanotti Bianco.

magna_graecia_maschera Si tratta dunque di un viaggio che si riallaccia costantemente al presente in quanto evoluzione di un passato denso di sapere. Questo è il senso dei molteplici ‘richiami’ in mostra a scoperte contemporanee, tra cui molte inedite, quali il materiale miceneo di Rocavecchia in Puglia, una novità assoluta, e i corredi arcaici provenienti dalla Necropoli di San Montano (Ischia), tutti appositamente restaurati per la mostra di Catanzaro.

Per l’occasione torna per la prima volta in Calabria, dove forse è stato realizzato nel 470 a.C. circa, il meraviglioso Trono Ludovisi conservato a Roma a Palazzo Altemps. Tra gli altri prestiti di grande fascino va citata la grande e conturbante Testa marmorea di Apollo Aleo, ritrovata a Cirò e oggi conservata nel museo di Reggio, e, sempre dalla Calabria, la laminetta orfica di Hipponion, la moderna Vibo Valentia, materiali dal santuario di Hera Lacinia a Crotone e dagli scavi di Caulonia. Dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli provengono, tra l’altro, le tavole bronzee di Eraclea e il corredo dal famoso Ipogeo del Vaso di Dario a Canosa.

Dal Museo di Paestum, una metopa dell’Heraion del Sele, grandi decorazioni in arenaria del fregio del tempio dedicato a Hera; dal Museo Nazionale di Reggio Calabria cinque pinakes locresi dal santuario di Persefone alla Mannella, tavolette in terracotta, ex-voto poveri che venivano appesi alle pareti del tempio e rappresentavano riti e cerimonie sacre con la dea come protagonista.

noltre, la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata darà in prestito, oltre ai materiali micenei dallo scavo di Termitito, molti altri reperti di epoca storica, anche inediti, come i corredi di tombe, di Baragiano, di Policoro e di Alianello.

Molte testimonianze e monumenti, massima espressione della cultura antica, torneranno dunque nella loro terra di origine, come molti ricercatori sono tornati recentemente in Calabria, nei laboratori del Campus di Germaneto, attratti dalla scienza, dalla possibilità di continuare, rinnovandola, una lunghissima tradizione del sapere.

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